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Interviste - Sergio Michilini racconta la  mostra "Colori di luce tra Italia e America Latina" in corso ad Oggiona S. Stefano 
«Il mio primo amore è stato Modigliani»


(16 febbraio 2004) Sono sopratutto i colori: forti, caldi e luminosi, a caratterizzare la pittura di Sergio Michilini, e nella sua ultima mostra personale allestita presso il Comune di Oggiona Santo Stefano è possibile vedere gli ultimi lavori realizzati tra l'Italia e il Sud America, dove vive ormai da molti anni.

Il curatore Laurence Hilaire ha incontrato l'artista e si è fatto raccontare i suoi sogni e le sue emozioni.

L.H. Sergio, come sei venuto alla Pittura?
S.M. E’ un cammino intrapreso precocemente, ma non è stato un cammino lineare e neanche tranquillo. Nei primi anni ’60 mio fratello Guerrino lavorava nello studio del Pittore Prof. Silvio Zanella (fondatore del Museo d’Arte Moderna di Gallarate, provincia di Varese, Italia), e portava regolarmente a casa depliants e cataloghi di Pittura che sfogliavo con meraviglia. Ciò mi ha fatto decidere, a 14 anni, che il mio lavoro sarebbe stato: Pittore. Nello stesso anno 1962, ho dipinto la mia prima tela ad olio.
Il mio primo amore adolescenziale è stato Modigliani…che mi ha aperto le porte e fatto conoscere la Scuola di Parigi. Varie volte tra i 16 e i 20 anni sono stato a Parigi, con il mio cavalletto e le tele sotto il braccio, e mi sono installato in piccoli Hôtels di Montmartre e di Montparnasse.
Poi, alla fine degli anni ’60, nel Marzo 1969 arrivo a Firenze, iniziando subito i corsi della “Scuola Libera del Nudo”, e in autunno sono entrato nella Accademia di Belle Arti di Firenze, in mezzo alle lotte studentesche, con la voglia di cambiare tutto e di tutto esprimere.
Stavo nella Scuola di Primo Conti, l’ultimo dei Futuristi italiani, un avanguardista che viveva ormai della sua gloria passata. La mia fortuna fu di incontrare il suo Assistente, il Professore Goffredo Trovarelli, il mio vero Maestro, il quale mi ha definitivamente incamminato verso la Pittura, non solo verso il mestiere della Pittura, ma verso la pittura di Colore, verso i Colori di Luce.
E tutto ciò succedeva nello stesso tempo in cui veniva perseguita dappertutto la “sparizione” ufficiale della Pittura come forma di comunicazione e d’espressione umana.

L.H. Sergio, in questa mostra ci proponi unicamente delle opere degli ultimi dieci anni di una carriera di Pittore che si spende su più di 35 anni. Quanti quadri hai dipinto nel corso di questi ultimi dieci anni?
S. M.
Purtroppo sono lento e le mie opere richiedono tempi lunghi di lavorazione.
Calcolando un quadro al mese avrei dovuto aver prodotto più di un centinaio di dipinti.
Nella realtà credo di non aver raggiunto questa quantità, perché ho dedicato parecchio tempo a difendere la Pittura (progetti, articoli, conferenze, attività organizzative e didattiche ecc.), e ho realizzato anche alcune opere di grande formato, pitture e decorazioni murali, pannelli e sculture in ceramica ecc.

L.H. In seno a questa notevole produzione pittorica hai scelto di presentarci venti opere. Quali sono i criteri che sottintendono questa selezione?
S. M. Presentare un ventaglio della mia produzione da cavalletto tra il pannello “ideologico” Salviamo l’aria, l’acqua, la terra e l’uomo del 1989 e quello “contemplativo” Progettiamo il futuro amando il passato del 2003, entrambi nel Palazzo Comunale di Oggiona con Santo Stefano. Mostrare vari generi (paesaggi, nature morte, figure e opere tematiche) di ciascun paese dove ho lavorato: Messico, Guatemala, Cuba, Italia, Nicaragua, Brasile e Cile.
Il criterio fondamentale riflette i momenti più significativi della mia ricerca tecnico/espressiva sui “Colori di Luce”.

L.H. Cosa ti aspetti da questa mostra?
S. M. Di rompere il ghiaccio istituzionale e mentale per aprire spazi di agibilità espressiva e professionale per me e per coloro che credono nella Pittura.

L.H. Nel corso di questi ultimi anni la tua attività di Pittore si è svolta principalmente in Centroamerica e in America Latina. Cosa ha rappresentato per la tua evoluzione pittorica l'mmersione nella realtà latinoamericana?
S. M.
Ossigeno: agibilità e dignità sociale e culturale del mestiere di dipingere.
Professione: immersione nel più importante movimento di rinascita delle Arti Plastiche dell’ultimo secolo: l’Arte Pubblica e la Integrazione Plastica.
Ricerca: partecipazione a scambi sociali legati a necessità reali, percezione di presenza nella storia (fonte di ispirazione tematica).
Libertà: l’essere umano e la natura meno soggiogati dalle norme, dalle gabbie e dalle omologazioni mentali italiane. Solidarietà.
Purezza: ritorno alle origini, al primitivismo e alla semplicità dell’esistenza.
Colore: ricchezza delle tradizioni, sensualità ed immersione nella natura e nella luce permanente dei tropici (fonte di ispirazione pittorica).

L.H. Cos’è dipingere per te, quasi un atto militante? Ma con chi ne parli?
S. M. Effettivamente è un atto militante.
Ogni nuova opera è una nuova sfida, per scoprire cose nuove, per dimostrare cose nuove, per aprire nuovi cammini.
Ne parlo con tutti: scrivo, faccio conferenze, organizzo ecc. ecc.
Purtroppo ho avuto poco accesso qua in Italia (molto più in America Latina), ai mass midia e ai megafoni della informazione.

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