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Como
- A Villa Olmo una grande rassegna dedicata al maestro
spagnolo
Mirò, presi per
incantamento
(15 aprile 2004) Un
elemento emerge, in tutta la sua singolarità, nel percorrere
le sale di Villa Olmo a Como, luogo nel quale sono collocati i
differenti lavori del catalano Mirò, la giocosa sensazione
poetica in una dimensione di totale libertà espressiva.
Nell’angosciante magma della contemporaneità questa
sensazione, che per latro, perdura anche dopo la visita, non
è di poco conto, perché riappacifica alla vita, compensa la
sua difficile naturalità.
E
da dove proviene tanta poeticità e altrettanta libertà se
non da quegli elementi segnici e variopinti che percorrono
tele o fogli e si impongono ai visitatori come scintille
di luce?
Già
in questa breve e concisa considerazione è resa evidente
tutta la magia di una tensione lirica presente nello spazio
delle opere, che si mostra come elemento fondante di un
suggestivo e complesso immaginario.
Nell’attento
ed equilibrato tuffo nella propria fantasia, Miro ci conduce
in un viaggio il cui mondo è costituito da colori primari,
blu, rosso, giallo,o secondari, arancio, verde …; che nel
compenetrarsi raggiungono i toni del nero, mentre, al
contrario, nel sottrarsi a possibili integrazioni si
restituiscono nel bianco colore della luce.
Così,
le trentatre acqueforti/acquetinte, ispirate al Cantico del
Sole di San Francesco, mostrano, in tutta la loro forza
evocativa e significativa, ogni potenzialità del colore,
unico vero protagonista, unico vero e inequivoco segno
metaforico di un libro/racconto.
Nel
rivisitare il Cantico delle Creature non si può certo
banalizzare la naturalità del creato attraverso una
semplicistica descrizione delle cose, di fronte ad una
dimensione di totalità non si può rispondere che con
un’altra totalità e i colori, nella loro estrema purezza,
nella loro valenza segnica ed espressiva, nella loro
possibilità compositiva costruiscono un’ altra totalità.
In
una sorte di arcaismo cromatico dove, perse per strada tutte
le alchimie intellettualistiche di certa pittura astratta, il
colore, nelle forme astrali del sole e della luna, si
ripropone come pura emozione, come equilibrio materico, come
sentimento. E allora il Canto non è più solo un libro di
laudi ma, nella naturalità degli elementi, è l’essenza
stessa della relazione con il divino.
Ma
l’esposizione di Villa Olmo non si limita a mostrare carte
incise, nelle nove sale del palazzo neoclassico si integrano,
senza un filo prettamente cronologico, opere su tela,
sculture, ceramiche e nel vasto salone centrale lascia spazio
agli Arazzi catalani, ai Sobreteixims (sovratessuti); un
ulteriore mondo di segni, colori, per dare valore totale alla
pittura, alla materia, al segno.
In
questi manufatti, esposti per la prima volta in Italia, poi,
l’elaborazione tessile, le sovrapposizioni a diversa fattura
della trama e dell’ordito, l’integrazione di altri
elementi nel corpo del tessuto mostrano tutta la grande
realizzazione immaginifica e ideativa del grande catalano, la
sua libertà gestuale, la continuità segnica e coloristica,
il gioco dei pieni e vuoti propri dell’opera plastica.
Elementi tra i più coinvolgenti e convincenti di tutto il suo
lavorare artistico.
Così,
tra tele ad olio o ad acrilici, incisioni su carta, fili
tessili variopinti e intrecciati su enormi teleri, sculture in
bronzo o in terracotta ricche di una propria autonoma e
infantile autonomia, si snoda un percorso artistico che fa
data dai primi anni sessanta sino agli anni ottanta, e di cui
stupisce la calma sognante e la ricchezza della fantasia
creativa.
Non
c’è mai ripetitività nel gesto compositivo, ogni cosa si
muove in un costante gioco di relazioni costruite
sopra un vuoto oscuro o nello spazio infinito, dove le forme
colore si impongono, riempiono le superfici, sono le
protagoniste, si isolano attorno al forte segno nero che le
circonda oppure emergono, da sole, da un vuoto infinito.
Con
lo stesso spirito dell’alchimista Mirò si muove tra i
diversi registri dell’espressività , mette a confronto
segni e figure che abitano l’inconscio e mostra, in tutta le
loro potenzialità, l’aperto cammino dell’esperienza.
Perché ciò che più conto nell’arcaicità, nella
primitività di quei segni è la stretta connessione che
sussiste tra la naturalità delle cose e la spontaneità del
gesto creativo.
JOAN
MIRO’ Alchimista del segno
A cura di Massimo Bignardi e Luigi Fioretta
Villa OLMO -- COMO
Dal 13 marzo al 6 giugno 2004-04-13
In collaborazione con la Fondazione
JOAN MIRO’ - Barcellona --- Spagna
Per informazioni
Tel 031-252402 fax 031- 252049
E mail info@mirocomo.it
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